Sergio Endrigo - La Casa (Senza rete) (by swing52a)
per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno, adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia); conviene curare
spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente definito, sono gli ingredienti
più desiderabili, nel cas: (item per i personaggi, da designarsi rispettando l’anagrafe:
da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili): ho fatto il nome
di Stendhal: ma, per lo stile, niente codice civile, oggi (e niente Napoleone, dunque,
naturalmente): (si può pensare, piuttosto, al Gramsci dei Quaderni, delle Lettere, ma
condito in una salsa un po’ piccante: di quelle che si trovano, volendo, là in cucina,
presso il giovane Marx): e avremo una pietanza gustosamente commestibile, una specialità
verificabile: (verificabile, dico, nel senso che la parola può avere in Brecht, mi pare,
in certi appunti dell’Arbeitsjournal): (e quanto all’effetto V, che ci vuole, lo si ottiene
con mezzi modestissimi): (come qui, appunto, con un pizzico di Artusi e Carnacina): e
concludo che la poesia consiste, insomma, in questa specie di lavoro: mettere parole come
in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili, come tante battute argute
e brevi: (che si stampagno in testa, così, con un qualche contrno di adeguati segnali
socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e, poniamo, le solite metafore):
(che vengono a significare, poi, nell’insieme: attento, o tu che leggi, e manda a mente):
Edoardo Sanguineti
(in Postkarten, Milano, Feltrinelli, 1978, pag.57)
THE HISTORY BOYS - trailer (by teatridithalia)
Conosci quelle storie che finiscono in ex obitori,
dove i languori sono rari come tori neri,
dove i sentieri son cunicoli di minatori,
dove io e te ci perderemo come in mari senza fari.
Conosci quelle storie dove vuoi giocare a dama
ed usi una scacchiera con le torri e con gli alfieri
le regole non cambiano, ma cambian le pedine.
Conosci quelle storie belle come cartoline.
Conosci quelle storie dove amici sono grilli tesi,
dove promesse mantenute sono soldi spesi,
dove un bel giorno io ti chiesi: “Cosa siamo?”
“Io ti amo però adesso siamo un ieri”.
Conosci quelle storie dove al minimo reato sei picchiato
“Riconosci questo volto?” chiuso in un commissariato
Conosci quelle storie che son strane ma son vere
e giorni dove non solo le sere sono nere.
Conosci quelle storie come esagoni a due lati,
che tu fai un passo avanti ma poi cerchi l’orizzonte
e non ti basta il sogno che hai di fronte.
Conosci quelle storie che son fonti
di acque naturali non potabili, di stabili disabili,
di avidi, di lividi, di calci con i foderi,
di solidi rapporti ma basati sulle ceneri.
Di assegni più scoperti delle cosce della Marilyn.
Conosci quelle storie dove il fato è andato in ferie ?
Conosci quelle storie che non sono storie vere?
Conosci quelle storie dove corri tra le mine?
Conosci quelle storie e ne conosci anche la fine.
Conosci quelle storie, riconosci che son troppe.
Conosci quelle storie dove strisce sulle cosce
poi finisce che non lasci ma raddoppi.
Conosci storie storie dove dove scrivi doppio.
Conosci di lavori che ti durano sei ore?
Conosci qualcheduno che ha un contratto di lavoro?
Conosci di quartieri popolari senza orari?
Conosci qualcheduno che ha votato Berlusconi?
Conosci quelle storie dove brani sono come già sentiti?
Neomelodici incalliti che ti fanno più moine
di una troia dentro un letto in dono a Putin.
È inutile che rubi quando sei pagato in sputi.
“Conosci tanta gente ma non ne conosci una!”
Son cazzate che diffondo paura verso il nuovo,
più nazista di un portale che si definisce “libero”
(Ho come l’impressione che qualcuno giochi a Risiko)
Conosci il cieco al vicolo e la Vittoria al parco,
conosci chi è geloso ma poi va con qualcun altro?
Conosci un deputato così almeno stai parato,
ma intanto ti lamenti e fai l’anarchico indignato.
Conosci quei finali di quei testi alternativi,
di quelle senza neanche un ritornello (per capire).
Conosci e già capisci che tra un po’ sarà la fine.
Siccome tu sei pazzo meglio che ti do ragione.
Testo: Angelo Zabaglio e Andrea Coffami
Voce e tappeto: Vertigo (Campione utilizzato da “Pigro” di Ivan Graziani)
When I pronounce the word Future,
the first syllable already belongs to the past.
When I pronounce the word Silence,
I destroy it.
When I pronounce the word Nothing,
I make something no nonbeing can hold.—
(via aperfectcommotion)
Ner modo de pensà c’è un gran divario:
mi’ padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;
de tre fratelli, Giggi ch’er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so’ monarchico, ar contrario
de Ludovico ch’è repubbricano.
Prima de cena liticamo spesso
pe’ via de ‘sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là… Pare un congresso!
Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so’ cotti li spaghetti
semo tutti d’accordo ner programma.
Il limerick, t’educe il dizionario,
è filastrocca d’argomento vario
che, con ritmo anapestico
vale a farti domestico
un mondo parallelo e immaginario.
Max Manfredi e Manuel Trucco (credo)
Ti manca qualcosa - hai bisogno di qualcosa
hai bisogno di qualcosa - devi fare qualcosa
devi fare qualcosa - fai qualcosa
fai qualcosa - ottieni qualcosa
ottieni qualcosa - sei qualcuno…
sei qualcuno - hai bisogno di più
hai bisogno di più - devi fare di più
devi fare di più - fai di più
fai di più - ottieni di più
ottieni di più - hai di più
hai di più - sei di più…
sei di più - hai bisogno di più di più
sempre di nuovo ancora di più,
finché alla fine non ne puoi più
e finalmente non ti serve più niente…
di Michail Krusnick
Il coccodrillo
Chiese al mandrillo:
“Perchè sei qui?”
Disse il mandrillo
Al coccodrillo:
“Perchè di sì!”
Morale
Opra tranquillo
Come il mandrillo
La notte e il dì.
Argia Sbolenfi, favoletta morale
IN LODE DELLA GIRELLA
Lo strato marrone del cioccolato
artificialmente sintetizzato
s’attorciglia a spirale Pan di Spagna.Non so se il gusto ci guadagna,
non conosco l’identità della sorpresa.
Quando fai la spesa la confezione è chiusa.E’ una magna infanzia del soggetto
l’arrotolarsi al cuore del sapore,
concepire le ore come un’ansia
che tutto ti distacca dal perfetto.Un simile prodotto di mercato
mi gira dentro al petto, nel costato.
Non l’ho desiderato il nocciolato
che cosparso di me sempre m’ammanta.Sono stato confezionato
durante gli anni Ottanta.
The most important thing we’ve learned,
So far as children are concerned,
Is never, NEVER, NEVER let
Them near your television set—
Or better still, just don’t install
The idiotic thing at all.
In almost every house we’ve been,
We’ve watched them gaping at the screen.
They loll and slop and lounge about,
And stare until their eyes pop out.
(Last week in someone’s place we saw
A dozen eyeballs on the floor.)
They sit and stare and stare and sit
Until they’re hypnotised by it,
Until they’re absolutely drunk
With all that shocking ghastly junk.
Oh yes, we know it keeps them still,
They don’t climb out the window sill,
They never fight or kick or punch,
They leave you free to cook the lunch
And wash the dishes in the sink—
But did you ever stop to think,
To wonder just exactly what
This does to your beloved tot?
IT ROTS THE SENSE IN THE HEAD!
IT KILLS IMAGINATION DEAD!
IT CLOGS AND CLUTTERS UP THE MIND!
IT MAKES A CHILD SO DULL AND BLIND
HE CAN NO LONGER UNDERSTAND
A FANTASY, A FAIRYLAND!
HIS BRAIN BECOMES AS SOFT AS CHEESE!
HIS POWERS OF THINKING RUST AND FREEZE!
HE CANNOT THINK—HE ONLY SEES!
“All right!” you’ll cry. “All right!” you’ll say,
“But if we take the set away,
What shall we do to entertain
Our darling children? Please explain!”
We’ll answer this by asking you,
“What used the darling ones to do?
How used they keep themselves contented
Before this monster was invented?”
Have you forgotten? Don’t you know?
We’ll say it very loud and slow:
THEY … USED … TO … READ! They’d READ and READ,
AND READ and READ, and then proceed
To READ some more. Great Scott! Gadzooks!
One half their lives was reading books!
The nursery shelves held books galore!
Books cluttered up the nursery floor!
And in the bedroom, by the bed,
More books were waiting to be read!
Such wondrous, fine, fantastic tales
Of dragons, gypsies, queens, and whales
And treasure isles, and distant shores
Where smugglers rowed with muffled oars,
And pirates wearing purple pants,
And sailing ships and elephants,
And cannibals crouching ‘round the pot,
Stirring away at something hot.
(It smells so good, what can it be?
Good gracious, it’s Penelope.)
The younger ones had Beatrix Potter
With Mr. Tod, the dirty rotter,
And Squirrel Nutkin, Pigling Bland,
And Mrs. Tiggy-Winkle and
Just How The Camel Got His Hump,
And How the Monkey Lost His Rump,
And Mr. Toad, and bless my soul,
There’s Mr. Rate and Mr. Mole—
Oh, books, what books they used to know,
Those children living long ago!
So please, oh please, we beg, we pray,
Go throw your TV set away,
And in its place you can install
A lovely bookshelf on the wall.
Then fill the shelves with lots of books,
Ignoring all the dirty looks,
The screams and yells, the bites and kicks,
And children hitting you with sticks—
Fear not, because we promise you
That, in about a week or two
Of having nothing else to do,
They’ll now begin to feel the need
Of having something to read.
And once they start—oh boy, oh boy!
You watch the slowly growing joy
That fills their hearts. They’ll grow so keen
They’ll wonder what they’d ever seen
In that ridiculous machine,
That nauseating, foul, unclean,
Repulsive television screen!
And later, each and every kid
Will love you more for what you did.(via sharingpoetry)
E i fogli a quadretti? Ah non sono sospetti per voi i fogli a quadretti?
Ma non vedete che sotto a quelle sbarre c’è un foglio bianco incarcerato?
Cosa potrà aver fatto di male un foglio bianco? E chi l’ha condannato?
Sospetti di Giovanna De Carli
Sono tornato là
dove non ero mai stato.
Nulla, da come non fu, è mutato.
Sul tavolo ( sull’incerato a quadretti ) ammezzato
ho ritrovato il bicchiere
mai riempito. Tutto
è ancora rimasto quale
mai l’avevo lasciato.
Giorgio Caproni